Estratti

...genesi del libro "il sogno degli aquiloni"...

Prologo

Un periodo di ferie,
una pausa di riflessione. 

Sai, adesso ho bisogno di un po’ di spazi miei…. 

Meglio: ora devo staccare la spina. 

Ma quante frasi fatte, aria fritta da condire con un po’ di nulla, esercizi mentali. Purtroppo. 

Sono disoccupato. 

Da oggi il mio contributo al mondo lavorativo cessa temporaneamente, almeno spero. E’ stata una cosa improvvisa, inevitabile e dolorosa, come hanno sostenuto i miei dirigenti ed io non ho potuto fare altro che prenderne atto ed accettare gli eventi.
Improvvisa, dicevo. 

Ecco, l’aspetto più strano della situazione è proprio questo: mi ha colto impreparato, come quelle notizie raccontate da amici alle quali rispondi “Ma figurati !?!”. Sono talmente spiazzato che non riesco ancora adesso, dopo un’ora che sono seduto qui, sulla mia ex sedia della mia ex scrivania, a mettere a fuoco le conseguenze di una tale notizia sulla mia vita. 

D’istinto, per mia indole, mi verrebbe voglia di prendere carta e penna e scrivere ordinatamente sul foglio cosa succederà ora. Ma non lo faccio.. mi sento svuotato, privo di reazioni, amareggiato e poi la confusione dentro di me è totale. 

Avevo dato tutto quello che avevo, energie, tempo, passione, disponibilità e tante altre cose. Avevo messo tutte queste cose a disposizione per un ideale, per un progetto. Si certo, i momenti in cui il dubbio assaliva c’erano, come è legittimo e umano, però la linearità del mio comportamento era stata esemplare: in questi cinque anni poche eccezioni avevano caratterizzato la mia vita incasellata nell’alveo lavorativo. 

In fondo non era certo una scelta stravagante, anzi era condivisa dai più. Amici e parenti poco avevano da eccepire e poi – chi più chi meno – siamo tutti sempre intenti a correre freneticamente all’interno di questa sorta di labirinto che è la vita dove – è scontato ma vero – è difficile orientarsi però almeno una piccola strategia, qualche scelta apparentemente logica la devi pur prendere. 

E questa scelta un senso ce l’aveva: affermarsi nel proprio settore lavorativo, esser fondamentale per l’azienda di cui facevo parte, diventare un cardine dello sviluppo del gruppo. L’età era quella giusta: né troppo giovane, né troppo avanti con gli anni 

Adesso tutto ciò cascava come un castello di carta: nessun problema di salute, per fortuna, ma sicuramente un mucchio di interrogativi sul futuro prossimo. 

E mentre questi cinque anni mi passavano davanti agli occhi come un film in visione a folle velocità, quasi senza rendermene conto stavo distrattamente salutando amici, colleghi, ambienti e luoghi familiari. Con calma mi dirigevo verso l’uscita sempre alle prese con questo mostruoso vuoto allo stomaco, una valigetta che pesava tanto da far male al braccio e un incedere rallentato. 

Sarei tornato. Per tanti motivi sarei ripassato a salutare, a raccogliere le cose più importanti. Adesso era meglio andare via. 
Subito. 

Durante quei dieci piani di scale, cominciai a riconnettere gli angoli della mente vittima del black out. 

Avrei dedicato un piccolo periodo di tempo a me stesso, alle mie passioni sopite, analizzando anche questi cinque anni passati a non pensare oppure ad agire confusamente. 

La macchina fotografica, carta e penna, le vecchie poesie, ecco i primi amici su cui contare. Loro mi avrebbero aiutato. Un ricongiungimento con la mia memoria, una riconciliazione con me stesso. Un bagno nell’acqua limpida dei ricordi, un respiro di libertà, fors’anche l’inizio di un segmento nuovo della mia vita. 

Da domani avrei iniziato. 

Anzi, che io possa dirlo con chiarezza: avrei continuato dal punto di interruzione. 

Come a ricadere sopra una spiaggia levigata, ritrovare le proprie impronte, cercare l’ultima e da lì proseguire verso…. 
Richard Mille Replica

...gli estratti che seguono appartengono al libro "Il sogno degli aquiloni"...


 


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