dal libro: Capitolo 8

Mi sono smarrito nel bosco

Mi sono smarrito nel bosco….
Ci sono entrato a testa bassa con la foga incosciente di un esploratore dell’anima.
Probabilmente l’ho fatto di proposito, per confondermi nella nebbia umida ed impalpabile,Breitling Replica Watches senza contorni definiti. Quasi correndo, a passo spedito, con la testa bassa e un piccolo zaino sulle spalle mi sono addentrato nella boscaglia. Adesso, dopo mezz’ora di cammino sono privo di riferimenti. 

Vedo solo tanti alberi con le loro mille foglie immobili.
Camminando silenziosamente odo solo il rumore dei miei passi che schiacciano l’erba gelata. La mia speranza è quella di trovare il margine di questo limbo, uscire da esso senza riportare danni irreversibili e raggiungere il mondo che – spero - mi sta aspettando.
Fra poco sarà buio e tutto sarà più difficile: anche muoversi sarà arduo, mi troverò senza luce e senza orientamento. Dovrò rassegnarmi a passare la notte qui, una notte insonne con il respiro corto, in affanno.
Anche il tempo sembra trascorrere a ritmi diversi, a tratti si ferma, senza che io possa valutarlo. Non c’è nessuno che mi aspetta, non si allarmerà nessuno per la mia assenza. Probabilmente nessuno mi cercherà.
Con la testa un po’ reclinata, sono seduto ai piedi di questo albero maestoso, quercia nell’aspetto, proprio come descritto dai libri; il suo tronco appare enorme, solido e imponente. Le sue radici le immagino diffuse per molti metri in ogni direzione e mi sembra quasi di sentirle sotto di me, forti e decise a stringere ogni zolla di terreno che attraversano. 

Mi sono già smarrito una volta, qualche anno fa, ma sicuramente non mi trovavo in un posto come questo.
Ricordo solo – e sembrava impossibile - che poco a poco, senza neppure rendermene conto, la mia posizione mutava ogni giorno allontanandosi da una tranquilla stabilità che in realtà era solo apparente.
Quasi come se ora, il bosco potesse modificare la sua forma e rovesciare i suoi punti cardinali, impedendo di tracciare una rotta fatta di riferimenti concreti.
Era la deriva di una piccola scialuppa che galleggia sul pelo dell’acqua senza un governo, una direzione precisa; uno sbando incosciente e pieno di impercettibili lamenti quotidiani ancorché colma di silenzi o al più di piccoli tonfi sordi che però il mio animo non comprendeva o verso i quali restava passivo. Segnali in codice emessi dal mio subconscio rimasti purtroppo inascoltati.
Adesso che sono immobile, ansimante e anche un po’ impaurito, penso alle moltitudini di boschi nebbiosi; sono quelli che incontriamo nella nostra vita e a volte capita di perdersi all’interno di essi… 

L’ansia e la paura mi fanno girare la testa, per un attimo chiudo gli occhi cercando di rilassarmi e l’immaginazione mi porta in alto, facendomi staccare dal terreno.
Levito sopra gli alberi, sento trascorrere le stagioni… dall’estate all’inverno… passo dal caldo al gelo e in breve i fusti perdono tutte le loro essenze.. Ad un tratto mi vedo precipitare di colpo verso il terreno con i rami sempre più vicini e pericolosi… Mi sembra quasi di avvertire il dolore che mi attraversa il corpo.
Devo stare calmo, riaprire gli occhi e ragionare con calma senza farmi travolgere dalle inesistenti paure. 

Mi sarei aspettato di trovare qualcun altro come me, vagante sotto i rami alla ricerca di un’uscita, stanco, stremato, fuori di senno e disperato dal cammino senza fine che non lo porta in nessuna direzione sperata.
Oppure in questo smarrimento, mi piacerebbe incontrare chi è nato qui e non conosce altro posto all’infuori del bosco e in fondo lo consideri il luogo più bello ed accogliente del mondo.
L’abitante di questo pianeta ha - in fondo - le sue regole, in una vita dura, senza una forte luce, senza una guida in un contesto dove tutto si gioca sulla forza nelle proprie risorse e nel dosaggio delle energie mentali e fisiche. Un impegno così massacrante da impedire a chiunque di guardare oltre, di cercare un altro orizzonte e di ignorare altre realtà più esaltanti della sola sopravvivenza, dove tutti i giorni hanno lo stesso sapore, lo stesso colore. 

Aspetterò qui, in attesa del nuovo giorno, allora potrò forse riprendere il mio volontario e forzato cammino in mezzo a questa complicata solitudine naturale che mal sopporto e poco comprendo. E’ terribile per me restare in silenzio e non condividere con nessuno le sensazioni di questa esperienza.
Forse la prova da superare è proprio quella di avere timore di restare soli con sé stessi e con le proprie ansie, di non possedere le risposte esatte alle mille domande che restano solitamente sospese.
Questo contesto solitario e desolato si rivela purtroppo terreno fertile per questi pensieri un po’ angoscianti ed amplifica le debolezze della mia mente che è alle prese con le scorie originate dal lungo vagare, di uno smarrimento prolungato. Non ho ancora risolto tutte le partite sospese negli anni appena trascorsi e neppure posseggo una formula magica per annullare tutte le negatività ancora palpabili; comunque non potrò farlo in fretta e perciò dovrò prendermi tempo. 

Chissà quanto ne occorrerà. 

In mezzo alla nebbia tutto sembra perdere colore e diventa grigio, ogni scorcio, ogni angolo è uguale all’altro; anche i frutti della natura paiono simili fra loro e vengono meno in questo modo le loro caratteristiche esteriori. In mezzo a questa foschia tutto si trasforma in apparenze eguali e anche i timori dell’imprevedibile si smorzano nella tenue delicatezza di tal spettacolo. Questo paesaggio mi ha posseduto, facendomi smarrire anche quando tutto poteva sembrare chiaro dentro di me. 

Chissà se anche tu sei stata qui, in questo bosco, affannata a cercare risposte. Tu che qualche anno fa avevi preso decisioni forti, magari solo più tardi ti eri accorta che avevi sbagliato qualcosa e allora forse avevi deciso di scalare questa meteora cercando raccoglimento. Non lo so, non restano tracce in questo luogo fuori dal tempo e probabilmente saperlo non cambierebbe nulla per me perso qui dentro. 

Mi volto in ogni direzione, trattengo il fiato, cerco di ascoltare con attenzione ogni più piccolo rumore.
Ho l’impressione di essere osservato da mille occhi: mi sembra di essere circondato dai fantasmi di tutta una vita. Ci siete tutti non è vero? Tutti quelli a cui, scientemente o involontariamente, ho fatto del male, che hanno sofferto per colpa mia ora stanno ascoltando i miei pensieri e il mio silenzio colpevole. Non posso trovare molte giustificazioni, mi sento inerme, indifeso, messo a nudo, in questo scomodo ruolo.
Chiedo solo una condanna non definitiva, come questo esilio che vorrei fosse temporaneo e dal quale spero di poter uscire presto; aspetto un pianto liberatorio e sento che arriverà perché le mie risorse nervose – già provate dal peso dei fardelli colmi di sensi di colpa – sono giunte allo stremo. 

E mentre la nebbia mi pervade anche l’anima,
l’umidità si impadronisce delle mie ossa,
la luce svanisce nel crepuscolo del giorno,
la nausea degli errori commessi nel passato avvolge lo stomaco,
i sensi rallentano intorpiditi
mi sento solo di chiedere perdono…
Voglio tornare a casa.

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