dal libro: Capitolo 3

Time line

Ieri….
Ricordo ancora perfettamente quando partimmo.
Avevamo una settimana tutta per noi: un po’ di programmi un po’ all’avventura.
Con il cuore gonfio di entusiasmo, traboccante di dolci liquidi melensi, le palpitazioni accelerate, il cuore che batte violento, il brivido facile, il sorriso stampato dei migliori attori americani, sembravamo due bambini felici che condividevano il loro gioco più bello.
E quando due bambini giocano insieme senza provare alcun emozione propria del mondo degli adulti si forma un filo virtuoso in cui ogni gesto si fonde nel fatato mondo della magia, della fiaba, dell’immaginazione. Quello che noi grandi chiamiamo estraniarsi, allontanarsi da ciò che non conosciamo, da tutto quello che ci può fare male.
Le pietre seminate dalle nostre tasche dovevano formare una strada da non perdere mai: era un promessa che ci eravamo fatti, per farci coraggio, per costruire un sentiero all’interno del quale trovare l’indirizzo alla fine di ogni viaggio, per giungere alla dimora prescelta.


Adesso…
Anche oggi – come allora – sono salito sulla nostra, sulla mia auto e sono partito. La sensazione di opposto è immediata: tanta era la furia e la voglia di partire e di consumare emozioni mescolate a chilometri, quanto adesso sono assolutamente rilassato e vagamente rallentato.
Questa volta nessun programma, vado via con la testa a caccia di ricordi e di tramonti. Si, di tramonti….


Ieri….
C’erano degli elementi ricorrenti nei nostri momenti vissuti insieme: i viaggi, la reflex, la nostra macchina. Questo bastava per iniziare. Poi c’eravamo noi, anzi prima di tutto noi, con la voglia di conoscere a fondo le sfumature dei colori stravolti di una mareggiata o le ombre nuvolose sugli specchi acquei di un’alba o un tramonto “indimenticabili…”
Allo stesso modo imparavamo a conoscerci, con i nostri limiti, dannati limiti ed i nostri difetti, maledetti anche quelli.
Una volta tu mi dicesti “Sai, lo so che sbaglio quando ti vengo a cercare e tu invece vorresti andare laggiù e stare un po’ solo… Poi tu sbagli ancora di più quando mi rimproveri di ciò e io, sulle prime, resto amareggiata e offesa perché tu mi dici che non capisco…” e forse senza aggiungerlo speravi in cuor tuo che queste piccole cose non superassero mai i limiti normali dei compromessi del vivere insieme.
Una settimana sembrava una piccola vita, un microcosmo fatto di tante piccole cose, una canzone melodiosa destinata a non finire mai, un infinito repeat.


Adesso…
Oggi, con la radio a basso volume e un’andatura moderata, percorro le strade che amavamo tanto: curve a picco sul mare, spiagge a separare nastri d’asfalto da moli e imbarcazioni, nebbie inquietanti che paiono inghiottire i paesaggi. E ogni tanto mi fermo a scattare foto, a respirare ancora le atmosfere di quattro anni fa.


Ieri….
Quella fu l’ultima settimana che passammo insieme , felici.
Non ricordo quante volte scattò il pulsante della mia macchina fotografica, ma adesso che ritrovo in mano l’album che mi regalasti non posso fare a meno di contarne tantissime.
Fu durante uno degli ultimi giorni della settimana che andasti in crisi. Ma io non capivo, non riuscivo a capire.
Ma quanto realmente mi hai amato?
Mi dicesti soltanto: “Questo è un sogno. Non è la vita vera. E’ solo un sogno…”
Mentre con fragore le onde si abbattevano sugli scogli , schiumando rabbia, urlando forza bruta, forza della natura che non si placa, che fa male, che sbriciola, che erode, con il cielo che si chiudeva come un’urna sepolcrale, quelle furono le tue parole.


Adesso…
Risalgo in auto, turbato, scosso. Ho il fiatone ma non ho corso. Sento tutto nella bocca dello stomaco, lo spavento e la paura del dolore.
Sento ancora addosso la successione degli eventi inevitabilmente pesanti ma frutto di una logica che forse solo adesso posso cominciare a comprendere, ora che la vita ha mosso altri passi ed il tempo ha spinto le lancette di molti, tanti giri in avanti.


Ieri….
A sera continuasti piangendo ed io senza riuscire a dirti nulla ascoltavo impietrito. Parlavi di casa tua e del fatto che ti aspettavano un altro uomo a cui volevi molto bene ma non amavi e due figli ancora da crescere, del mio matrimonio fresco di un anno. Parlavi e piangevi.
Tornammo a casa.


____________________________________
La linea del tempo
sottile e lunghissima
si dipana a scalettare e a scandire
l’alternanza del giorno e della notte,
le nostre abitudini quasi sempre permanenti.
E’ la nostra ombra proiettata sull’arena,
la ragnatela che unisce un ramo all’angolo della casa.
Ho provato a percorrerla veloce,
ma non v’era fine in ogni caso;
ho tentato di rallentarla, di trattenere il respiro
ma lei scorreva senza disturbo.
Abbiamo tentato di scavalcarla insieme
ma per sfidare gli eventi
occorreva portarsi al perimetro del mondo conosciuto,
al margine dei nostri più normali sentimenti,
forse scavalcare i limiti del materiale
per viaggiare verso l’impalpabile felicità
con la vela a trame di passione e di gioia.
La linea del tempo
riporta alla ragione
lo slancio irrazionale
privandoci degli istinti
restituisce il pensiero
e tutta la sua logica agghiacciante

Lascia un commento

  • Nome e Cognome:   *
  • E-mail:   *
  • Commento:
  • * Acconsento al trattamento dei miei dati personali.

Condizioni per il trattamento dei dati personali - Ai sensi del D.Lgs. n. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali), il trattamento dei dati che ci vengono forniti Ŕ improntato ai principi di correttezza, liceità, trasparenza e tutela della riservatezza. Titolare del trattamente dei dati è la Sig.ra Marina Vittori. L'articolo 7 del decreto riconosce all'interessato il diritto di accesso ai propri dati e il diritto di chiedere, in qualunque momento, la cancellazione, l'aggiornamento, la rettifica, l'integrazione, il blocco dei dati trattati in violazione di legge, inviando un'e-mail a info@ilsognodegliaquiloni.it

 

Poesie e testi contenuti sul sito www.ilsognodegliaquiloni.it sono ESCLUSIVA PROPRIETA' DI Massimo Savoldelli e Marina Vittori
Tutti i testi sono protetti dalla L. 633/1941 sul diritto d'autore. Ne è vietata, quindi, ogni riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione scritta da parte del titolare. Ne è vietata inoltre la riproduzione, anche parziale, sul World Wide Web attraverso le tecniche di mirroring, framing, posting o tramite qualsiasi altro mezzo senza l'autorizzazione scritta del titolare.