Sergio Celestino

Mio zio Sergio si chiamava Sergio Celestino.

Quante cose non saprò mai su di lui...

Ero bambino, poi ragazzo; non ero grande abbastanza per chiedere certe curiosità che avevo su di lui e gli altri adulti - come mia madre, cioè sua sorella - non avevano necessità alcuna di raccontarmi aspetti riguardanti la sua vita e le sue scelte che lo avevano condotto a non sposarsi mai ed a rimanere per tutta la sua vita nella casa dei suoi genitori fino alla morte prima del padre (mio nonno) nel 1975 poi della madre (mia nonna) nel 1992.

Sergio nasce il 13 giugno del 1943 a Genova, terzo di tre fratelli. Sampdoriano. Tifoso ed appassionato al punto da essere sempre presente a Marassi fino ad una quindicina di anni fa ed assiduo trasfertista. Un vero tifoso. Come me, solo... dell'altra sponda calcistica. 
Negli inverni genovesi (ventosi) lo rammento spesso in giro per strada con il solo maglione, rigorosamente  collo a "V", e la camicia ben aperta; senza ombrello anche sotto le più tremende ramazzate d'acqua.

Ma veniamo a me ed a quello che voglio raccontare di noi due.
Ho l'imbarazzo della scelta. Andrò in ordine di ricordo affiorante...

Sergio mi insegna - insieme a mio padre - a giocare a Scala 40 ed io mi diverto moltissimo. Ovviamente vince quando vuole ma io piano piano imparo e gli do filo da torcere...
Sergio mi contagia con la sua passione per il flipper, quello degli anni ottanta, bellissimo ed niente affatto supertecnologico: semplice, avvincente, con le padelline da abbattere con le palline argentate. Quando sono con lui passiamo intere serate a giocare. Le varianti sono due: giocare uno contro uno a palline alternate, oppure insieme, un tasto per uno. Bellissimo. Quanto è vero che le cose semplici, ma che ti avvincono, ti restano impresse nella memoria per tutta la vita...
Con Sergio passo molte domeniche pomeriggio allo stadio. Eh già, lui ed i suoi amici poco più che trentenni mi portano a vedere il Doria. Io, genoano abbonato nella gradinata nord, mi ritrovo un sacco di volte in gradinata sud nelle giornate in cui il Doria gioca in casa. Tutti loro sanno che io appartengo all'altra fazione e mi sfottono. Ma i tempi sono diversi e senz'altro migliori di quelli di oggi. Ci si diverte senza pericoli o ansie. Io mi siedo vicino a lui e guardo giocare a calcio: Chiorri, Saltutti, Tuttino, Lippi, Zecchini, Biscia-gol, Cacciatori, "micio" Orlandi.. Tra l'altro sono anni durissimi: la squadra è oggettivamente mediocre e gioca parecchi campionati di serie B... Vedo addirittura un derby di serie A in gradinata sud (che vinciamo con gol di Pruzzo).
Dormo qualche volta con Sergio, a casa di mia nonna. Lui ha una buona abitudine: mangia tanta frutta (ecco una caratteristica che purtroppo non ho ereditato) e quando ci sono io la prepara per tutti e due, tagliata e sbucciata su un piatto. Poi andiamo a letto e la mangiamo mentre leggiamo giornaletti a fumetti come Tex, Zagor, Lanciostory.
Capita poi, in alcune serate, di restare alzati anche fino a tardi per l'immancabile incontro di box di cui lui è appassionato. Sono gli anni di Cassius Clay, di Patrizio Oliva, del Cobra. Prima dell'inizio prepariamo insieme un foglietto ordinato e diviso in due colonne e poi assegnamo i punti ad ogni ripresa, come i tre giudici dell'incontro, per valutare il match.

Beh, mi rendo conto che i ricordi sono tantissimi, alcuni un po' più sfumati, altri più personali che non starò qui a raccontare...
Non dirò nulla sugli ultimi dieci anni trascorsi senza più vederci e mi assumo le responsabilità che mi competono per questo.
Non voglio e non posso giudicare le sue scelte di vita, non voglio e non posso sottolineare gli errori che ha commesso nel non prendersi cura di se' e nel modo di essersi fatto del male da solo, con i suoi vizi fatali.
In questo racconto ho pensato che ci debbano stare solo episodi della mia vita in cui lui è protagonista e di tutto ciò serbo un bellissimo ricordo.
Ti abbraccio e ti mando un grazie di cuore per avermeli fatti vivere.

Sergio Celestino. 13 giugno 1943, 12 febbraio 2009. 
 

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