Marina: testo tratto da
2011-05-01

L’opera d’arte deve racchiudere in se stessa tutto il mondo,deve essere un microcosmo in grado di accogliere ed esprimere l’infinito,in grado di rivelare molteplici valori attraverso l’allusione simbolica di forme e contenuti: l’arte ha e deve avere insomma un valore metafisico.

Ogni opera d’arte, come del resto ogni seria e significativa opera umana,deve essere qualificata da una filosofia,ed ogni artista,in quanto uomo,si forma e vive in una sua concezione filosofica,destinata a dare un senso ad ogni sua attività e manifestazione. Per l’artista,l’arte è il suo dovere piu’ caro,il suo lavoro che non stanca ,la sua vocazione che lo gratifica,il suo impegno massimo al quale sacrifica ogni altro desiderio. L’artista,con la sua arte,cercherà di esprimere nel modo piu’ adeguato la propria concezione della realtà,dipinta e trasfigurata dai propri sentimenti. Cercherà di sollevarsi e di avvicinarsi a quegl’ideali che hanno per lui gli attributi dell’assoluto e del bene .Non solo l’arte costituisce il”perché e il percome esistenziale” dell’artista,bensì tutta la vita è vista dall’artista sotto l’insegna dell’arte. L’arte avvolge e cattura l’animo umano anche fuori dell’arte!

Marina: a proposito del
2011-02-16


Pierre Teilhard de Chardin
Tratto da « Il fenomeno umano » pag. 248,249 

(…)cosa significa,nei nostri cuori,quell’istinto irresistibile che ci spinge verso l’Unità ogni qualvolta,in una qualsiasi direzione,la nostra passione si esalta? Senso dell’Universo,senso del Tutto: di fronte alla Natura,in presenza della Bellezza,nella Musica,ci coglie la nostalgia,-l’attesa e il sentimento di una grande Presenza(……) Risonanza del Tutto:nota essenziale della Poesia pura e della pura Religione.Ancora una volta,che cosa rivela questo fenomeno,nato con il Pensiero e sviluppatosi con esso,se non un accordo profondo tra due realtà che si cercano: la particella disgiunta che freme all’avvicinamento del Resto?
Con l’amore dell’uomo per la sposa,per i figli,per gli amici e sino ad un certo punto per la propria patria,noi immaginiamo spesso di aver esaurito le diverse forme naturali di amare. Ora in questo elenco manca proprio la forma di passione essenziale: quella che fa precipitare,l’uno sull’altro,gli elementi nel Tutto,sotto la pressione di un Universo che si richiude in stesso. L’affinità,e per conseguenza il senso cosmico.
Un amore universale:non soltanto è una cosa psicologicamente possibile,ma è per di piu’ il solo modo completo e definitivo con cui possiamo amare.
Ed ora,stabilito questo punto,come spiegare il fatto che,in apparenza,da sempre,e sempre maggiormente,noi vediamo aumentare intorno a noi la repulsione e l’odio? Se una virtualità così forte a favore dell’unione ci assedia dall’interno,cosa aspetta dunque per agire?
Questo probabilmente, e soltanto questo:che,superando il complesso “anti-personalistico” che ci paralizza,noi ci decidiamo ad accettare la possibilità,la realtà di un qualche Essere Amorevole ed Amabile al vertice del Mondo,al di sopra di noi. Sinchè il Collettivo assorbe o sembra assorbire la persona,esso uccide l’amore che vorrebbe nascere. In quanto tale,il Collettivo è essenzialmente

in-amabile. Ed ecco il motivo dello scacco delle correnti umanitarie. Il buon senso ha ragione. E’ impossibile donarci al Numero Anonimo. Ma se invece l’Universo assume,in prospettiva,un volto ed un cuore,se si personalizza,per così dire,subito,nell’atmosfera creata da questo focolaio,le attrazioni elementari troveranno la possibilità di svilupparsi. Ed allora,probabilmente,sotto la pressione forzata di una Terra che si richiude su di sé,esploderanno le formidabili energie di attrazione ancora assopite tra le molecole umane.(…)affichè lo scacco che ci minaccia si trasformi in successo,-affinchè si attui la cooperazione delle monadi umane,-è necessario e sufficiente che,estendendo il nostro sapere sino ai limiti estremi,noi riconosciamo ed accettiamo la necessità,per chiudere ed equilibrare lo Spazio-Tempo,non soltanto di qualche vaga esistenza futura, ma anche della realtà e dell’irradiazione già attuali,di quel misterioso Centro dei nostri centri che ho chiamato Omega.(…)

L'augurio del 2011
2010-12-31

L'augurio del 2011: gridare al vento tutte le nostre verità nascoste sotto spessi stratti di perdurante atavica paura.
L'augurio del 2011: raccogliere  per tempo i frutti seminati nel bosco dei sorrisi, regalarli a tutti, viverli insieme con lungimirante equilibrio.
L'augurio del 2011: riuscire a realizzare tutti propri sogni, anche quelli esageratamente incommensurabili.
Buon Anno!

Marina:Baudelaire
2010-11-18

aaa replica rolex Heureux celui qui [...] comprend sans effort le langage des fleurs et des choses muettes!
Coraggioso è colui che comprende senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Marina: dai Sonetti di Michelangelo
2010-11-18

Non ha l'ottimo artista alcun concetto c'un marmo solo in sè non circoscriva col suo superchio,e solo a quello arriva la sua man che ubbedisce all'intelletto.www.winreplicas.com

Ritorno - Massimo
2010-09-01

Rientro difficoltoso fra temperature incandescenti dall'orbita lunare...

Marina: >Dice Goethe>:
2010-05-04

 “ Non è sempre necessario che il vero prenda corpo ;è già sufficiente che aleggi nei dintorni come spirito e provochi una sorta di accordo come quando il suono delle campane si distende amico nell’atmosfera apportatore di pace”

Poesia di Stefano Scaranari:
2010-05-04

Volgarità

non è parola del popolo

ma esistenza

per sé esiziale

di chi è corrotto

dentro

e del popolo cuce gli occhi

con i fili della sua anima

nera

irrispettoso della sua

incontrovertibile appartenenza
Breitling Replica Watches

Poesia di Stefano Scaranari
2010-05-04

La superficie dell'acqua
è fiume
è mare
è torrente
è stagno
comunque
l'occhio si nutre
di umidi, vibranti, estasianti
semi di luce

Poesia di Stefano Scaranari :
2010-05-04

"Siamo nani sulle spalle di giganti"
Pico della Mirandola

Audemars Piguet Replica Watches
Denti d'oro digrignano
dismorfismi distorti
matasse di individui
masse di numeri
apparentemente differenti.
non una co-scienza
è rimasta:
è il denaro
il padre vostro

Poesia di Stefano Scaranari :
2010-05-04

come il follevento

La mente
si piega
in se stessa
circolarità centrifuga depressiva
onde di inchiostro penetrano
le circonvoluzioni soffocano
il nero
è dissolvenza dei segni cosmici
ma...
un simbolo luce
anamnesi della Phýsis
re-agisce
sorriso irridente verso
l'a
     l
        t
            o

Marina:A proposito dell'arte contemporanea
2010-01-29

Tratto da:”La trasfigurazione del banale” Arthur C. Danto- pag 68 


L’arte si è evoluta in modo tale che la questione filosofica relativa al suo statuto è diventata quasi l’essenza dell’arte stessa,cosicché la filosofia dell’arte,invece di restare al di fuori del proprio oggetto e di rivolgersi ad esso da una prospettiva estranea ed esterna,si è trasformata nell’articolazione delle energie interne del proprio oggetto. Occorre a volte fare uno sforzo particolare per distinguere l’arte dalla sua filosofia. Sembra che l’opera d’arte nella sua interezza si sia condensata in quella porzione dell’opera che ha sempre rivestito un interesse filosofico,cosicché al piacere degli amanti dell’arte è rimasto poco o niente. L’arte esemplifica virtualmente la lezione di Hegel sulla storia,secondo cui lo spirito destinato a diventare coscienza di se stesso. L’arte ha messo nuovamente in atto questo corso speculativo della storia in quanto si è trasformata in coscienza di sé essendo ,tale coscienza dell’arte,arte riflessiva,paragonabile alla filosofia,che come filosofia è coscienza della filosofia; e la questione,ora, è che cosa distingua in effetti l’arte dalla propria filosofia.
…I confini tra l’arte e la filosofia rischiano ormai di cancellarsi.

Marina:- ...e se F. Battiato
2009-11-10

Scrive Heidegger:>> In una favola antica troviamo la seguente autointerpretazione dell’Esserci come “Cura”(…)La cura mentre stava attraversando un fiume,scorse del fango cretoso;pensierosa ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma. Mentre è intenta a stabilire che cosa abbia fatto,interviene Giove. La “Cura”lo prega di infondere lo spirito a ciò che essa aveva fatto. Giove acconsente volentieri.Ma quando la cura pretese di imporre il suo nome a ciò che aveva fatto,Giove glielo impedì e volle fosse imposto il proprio.Mentre la “Cura” e Giove disputavano sul nome,intervenne anche la Terra,reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome,perché aveva dato ad esso una parte del proprio corpo.I disputanti elessero Saturno a giudice.Il quale comunicò ai contendenti la seguente giusta decisione:”Tu,Giove,che hai dato lo spirito al momento della morte,al momento della morte riceverai lo spirito;tu Terra che hai dato il corpo,riceverai il corpo.Ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere,finchè esso vive lo possieda la Cura.Per quanto concerne la controversia sul nome,si chiami homo poiché è fatto di humus (Terra).<<
Io e Stefano ci siamo chiesti se Franco Battiato nel suo testo della canzone omonima ,che qui di seguito vi riporto,non abbia voluto semplicemente scrivere una canzone d’amore ma abbia inteso in quanto “Cura” proprio ciò che è stato descritto nella favola cioè è come se la cura parlasse all'essere che ha creato.
Ci piace pensare che sia proprio così ,e allora gustiamoci questo testo stupendo.

“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via,
dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali
lo spazio e la luce per non farti invecchiare;
e guarirai da tutte le malattie.

Perchè sei un essere speciale
ed io avrò cura di te.

Vagavo per i campi del Tennessee,
come vi ero arrivato chissà
non hai fiori bianchi per me?
più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza,
percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
la bonaccia d'Agosto non calmerà i nostri sensi.
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto,
conosco le leggi del mondo e te ne farò dono.
Supererò le correnti gravitazionali
lo spazio e la luce per non farti invecchiare;
ti salverò da ogni malinconia.

Perchè sei un essere speciale
ed io avrò cura di te.
Io sì che avrò cura di te”

 

Marina- estratti da Scritti di Picasso di M. Micheli
2009-10-02

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Pag. 46

Un quadro non è mai pensato e deciso anticipatamente,mentre viene composto segue il mutamento del pensiero,quand’è finito continua a cambiare,secondo il sentimento di chi lo guarda. Un quadro vive una propria vita come una persona,subisce i mutamenti cui la vita quotidiana ci sottopone. E questo è naturale,perché un quadro vive soltanto attraverso l’uomo che lo guarda.
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Quando si comincia a fare un quadro si fanno spesso scoperte seducenti. Bisogna diffidarne,distruggere il proprio quadro,rifarlo molte volte. Anche quando distrugge una bella invenzione l’artista ,in fondo,non la sopprime mai,ma la trasforma la condensa ,la rende più sostanziale. L’opera compiuta è il risultato di una serie di scoperte via via eliminate.Altrimenti uno corre il rischio di diventare l’amatore di se stesso. 
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Pag 62

Da un’intervista concessa al pittore americano J. Seckler : Panerai Replica Watches- Perché dipingete in un modo che la gente
trova così difficile da capire?-
“Dipingo così perché questo è il risultato del mio pensiero.Ho lavorato anni e anni per ottenere questi risultati e,se facessi un passo indietro,sarebbe un‘offesa al popolo perché tali risultati sono veramente il frutto del mio pensiero. Non posso usare maniere tradizionali solo per avere la soddisfazione di essere capito.Non voglio scendere ad un livello piu’ basso. Voi siete un pittore e sapete che non è possibile spiegare perché avete fatto una cosa o un’altra. Io mi esprimo con la pittura e non posso spiegarmi con le parole. Non posso spiegare perché dipingo così. Quando disegno un tavolino-e afferò un tavolino che era lì accanto- ne vedo tutti i particolari,la grandezza,lo spessore, e li traduco a modo mio.”
….
“E’ curioso come la gente veda nei dipinti cose che non vi sono state messe,ci ricamano sopra. Ma non ha importanza ,anche se vi vedono qualcosa di diverso cio’ li stimola,e l’essenza di quanto hanno visto del resto nel dipinto,in realtà,c’è sempre.”

“Le conclusioni e le idee che i miei dipinti fanno venire alla gente sono conclusioni e idee a cui anch’io certo sono pervenuto,ma istintivamente,incosciamente. Io dipingo per dipingere. Dipingo gli oggetti per quello che sono. Ciò è nel mio subcosciente. E’ quando la gente li guarda che ne trae significati diversi a seconda di ciò che ognuno vede. Io non penso di dare al mio lavoro significati particolari. Non vi è certo alcun senso di propaganda deliberata nei miei dipinti.“- Eccetto che in Guernica,suggerii io.-
“Sì “,confermò Ricasso,” eccetto che in Guernica. In quel dipinto vi è un deliberato appello al popolo,un deliberato significato di propaganda.” 
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Pag 52

Il conflitto spagnolo è la lotta della reazione contro il popolo,contro la libertà. Tutta la mia vita d’artista non è stata altro che una lotta continua contro la reazione e contro la morte dell’arte. Come si potrebbe pensare per un solo momento che io possa essere d’accordo con la reazione e la morte? Quando la rivolta incominciò,il governo spagnolo repubblicano,regolarmente eletto e democratico,mi nominò direttore del Museo del Prado,un incarico che io accettai immediatamente. Nella tela a cui sto lavorando, che Chiamerò Guernica, ed in tutte le mie opere d’arte recenti,io esprimo chiaramente il mio odio per la casta militare che ha sprofondato la Spagna in un oceano di dolore e di morte.
… 
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Marina- La pulsione creativa - tratto dal libro di Wassily Kandinsky 'Lo spirituale nell'arte' Pag 58 -1^edizione 1952-Ed. SE
2009-07-10

Breitling Replica Watches L’artista deve essere cieco alle forme “note” o “meno note”, sordo alle teorie e ai desideri della sua epoca. Deve fissare gli occhi sulla sua vita interiore,tendere l’orecchio alla necessità interiore. Allora saprà valersi di ogni mezzo lecito e illecito con la stessa facilità. Questo è l’unico modo per esprimere una necessità mistica.
Tutti i mezzi sono sacri se sono intimamente necessari. Tutti i mezzi sono sbagliati se non scaturiscono dalla necessità interiore.

In arte la teoria non precede e non sollecita la prassi. Al contrario. Tutto,specialmente all’inizio,è questione di sentimenti. Solo il sentimento, specialmente all’inizio del cammino, crea la vera arte. Se l’impianto generale si può precisare anche in teoria, quel qualcosa in più che costituisce la vera anima (e in parte l’essenza) della creazione non si può trovare o creare con la teoria, se non è ispirato dal sentimento durante l’atto creativo. L’arte agisce sul sentimento, e quindi può agire solo col sentimento.
Le proporzioni più esatte, i pesi e gli equilibri più delicati non derivano da calcoli cerebrali o da deduzioni calibrate. Sono proporzioni che non si possono calcolare, calibrature che non si trovano già pronte. Queste proporzioni e queste calibrature non sono estranee all’artista, ma fanno parte di lui e si possono anche chiamare senso del limite, sensibilità: qualità innate che l’ispirazione porta a esiti geniali.

Marina
2009-07-10

Gli elementi che costruiscono il quadro non vanno cercati nell’esteriorità,ma solo nella necessità interiore.
Lo spettatore è anche troppo abituato a cercare un “senso” cioè un rapporto esteriore fra le parti del quadro. La nostra epoca, materialista nella vita e quindi nell’arte,ha prodotto uno spettatore(e specialmente un “amatore”) che non sa porsi semplicemente di fronte a un quadro,e nel quadro cerca tutto il possibile (l’imitazione della natura,la natura espressa dalla psicologia dell’artista- e dunque la psicologia- l’atmosfera immediata,la “pittura”,l’anatomia,la prospettiva,l’atmosfera esteriore) ma non cerca la vita interiore,non lascia che il quadro agisca su di lui. Accecato dai mezzi esteriori,non vede che cosa sanno creare questi mezzi. Se abbiamo una conversazione interessante con una a persona,ci sforziamo di capirne la psicologia,la personalità,i pensieri ,i sentimenti,e non pensiamo che usa parole composte di lettere,cioè di suoni che hanno bisogno del respiro dei polmoni ( dato anatomico), che grazie all’espirazione e alla posizione della lingua e delle labbra provocano uno Free Shipping Both Ways on spostamento d’aria(dato fisico),giungendo dal timpano alla coscienza(dato psicologico) e ai nervi (dato fisiologico)…sappiamo che questi aspetti sono secondari,casuali: necessità esteriori momentanee. L’essenziale nella conversazione è comunicare delle idee e dei sentimenti. Così bisognerebbe porsi di fronte all’opera d’arte e sentirne l’effetto astratto immediato. Col tempo impareremo ad esprimerci con mezzi puramente artistici, e allora non dovremo più chiedere in prestito quelle forme esteriori che oggi servono ad attenuare o ad arricchire il valore interno della forma e del colore.

Poesia di Stefano Scaranari
2009-06-12


Lo Sguardo
nell’attimo astratto
del sé
Altrui eterno.

Poesia di Stefano Scaranari " Ruah"
2009-06-12

Il tempo
vaso di fioriture esperienziali
corre nel vento
e mi scolpisce
nella massa
rocciosa dell’esistenza.

Marina :Citazione di Constable
2009-06-01

Concordo con John Constable quando citava,approvandola, la definizione di un amico : “L’oggetto e la difficoltà essenziale nell’arte, sono quelle di unire l ‘immaginazione e la natura”.

Marina: Estratto da libro
2009-06-01

Questo testo di Gombrich spiega chiaramente cio' che ho voluto intendere nella mia presentazione al sito. Di seguito l'estratto:
-In realtà il vero miracolo del linguaggio dell’arte non consiste nel fatto che permette all’artista di creare l’illusione della realtà. Tra le mani di un grande maestro l’immagine diviene trasparente. Insegnandoci a vedere con occhi nuovi il mondo visibile,egli ci dà l’illusione di guardare nei regni invisibili dello spirito purchè sappiamo, come dice Filostrato, usare i nostri occhi.-

Marina-selezione di testi-Considerazioni sulla matematica -Estratto dal libro: 'Fenomenologia dello spirito' Hegel 1807 - Ed.Bompiani pag.101
2009-05-05

…L’evidenza che caratterizza questa conoscenza imperfetta (della matematica) ,e di cui peraltro la matematica va fiera e si vanta anche dinnanzi alla filosofia,si fonda unicamente sulla povertà del suo fine e sulla deficienza della sua materia,e si tratta pertanto di un tipo di evidenza che la filosofia non può che disprezzare. Il fine o concetto della matematica è la grandezza,cioè proprio il rapporto inessenziale e aconcettuale. In questo ambito,perciò,il movimento del sapere si dispiega solo in superficie,non tocca la Cosa stessa,né l’essenza o il Concetto,e dunque non è affatto una comprensione concettuale.

Marina:selezione di testi.- dal libro: "Arte e illusione" di E. Gombrich
2009-04-26

…l’ultima,disperata rivolta contro l’illusione(ottica e prospettica) e la pittura da camera ottica : il cubismo. 
Il cubismo io credo,è il tentativo più radicale di eliminare l’ambiguità e di affermare un’unica interpretazione delle immagini,quella del quadro come costruzione compiuta dall’uomo,come tela colorata.
…una natura morta di Braque(o di Picasso) non organizzerà tutte le forze della prospettiva,della materia e del chiaroscuro in modo che agiscano in accordo,ma in modo che cozzino l’una contro l’altra senza via di uscita. …
Il cubismo è stato a volte spiegato come un estremo tentativo di compensare la deficienza della visione monoculare. L’immagine contiene indicazione di elementi che noi potremmo cogliere solo mediante il movimento o il tatto. Ci è consentito di vedere il contorno del tavolo anche al di sotto e dietro gli oggetti e si può affermare che questo corrisponde alla nostra esperienza reale della vita,dove appunto noi siamo sempre consapevoli della esistenza ininterrotta degli oggetti che pure risultano mezzi nascosti da altri che vi si sovrappongono. L’idea che il mondo visibile che noi quotidianamente esperiamo sia il risultato di ricordi di movimento,di ricordi tattili e visivi potè giustificare l’esperimento di eliminare le convenzioni da camera ottica e addirittura di mostrare aspetti diversi di un unico oggetto nello stesso quadro.
…Dove il cubismo riesce è nel negare le trasformazioni che potrebbe operare una lettura illusionistica. E vi riesce introducendo indicazioni contrarie a ogni tentativo di prova della coerenza. Se ci sforziamo di vedere la chitarra o la brocca,che ci vengono suggerite,come un oggetto tridimensionale e quindi di trasformarle,troveremo sempre un elemento contradditorio che ci costringe a ricominciare da capo. E’ caratteristico del cubismo,io credo, che si sia continuamente stimoltati e tentati a dare varie interpretazioni finchè non abbiamo trovato quella che ci dà un mondo possibile,per quanto fantastico,ma che ogni ipotesi da noi formulata venga frustrata da una qualche contraddizione,per cui la nostra interpretazione non arriva mai a conclusione e la nostra “facoltà imitativa”vien tenuta in esercizio per tutto il tempo che noi stiamo al gioco.
…I cubisti scoprirono che è possibile leggere ed interpretare forme familiari anche attraverso mutamenti radicali di colore e di forma. Nell’arte precedente la figura doveva staccarsi risolutamente dal fondo. In molti cartelloni del nostro tempo perfino le lettere o i simboli non sono più costituiti da forme positive. I rapporti sono invertiti e tuttavia rimangono decifrabili (…)e accade che anche le forme coerenti giochino a rimpiattino in un intrico esclusivo di ambiguità non risolte.

Massimo:Buon Compleanno!
2009-04-24

fake rolex watches Il nostro sito festeggia il 22 aprile 2009 il primo anno di vita.
Come per tutte le cose della vita, anche in questo caso si può veramente dire a giusta ragione che il tempo è volato...
Voglio solamente condividere con tutti i lettori di ieri oggi e domani la mia gioia per il successo della nostra iniziativa: 11000 pagine lette e oltre 2100 contatti (già esclusi ovviamente gli spider della rete).
Sono allo studio novità ed implementazioni per rendere il sito ancora più interessante.
Esprimo infine un desiderio: scriveteci mail, mandateci commenti. Sarebbe esaltante poter colloquiare con i nostri lettori e chissà costruire qualcosa insieme (testi, foto, ospitalità, link, ecc).
Buona navigazione!

Massimo:Primavera 2009
2009-03-23

Diamo il benvenuto alla Primavera 2009!
Voglio prescrivere il seguente esercizio, diviso in tre fasi, da svolgere possibilmente in una bella giornata di sole.

Per esercitare l'udito.
Andate nei pressi di una scuola elementare o materna al pomeriggio, all'uscita degli alunni. Ascoltate il loro vociare, gli urli e gli schiamazzi gioiosi di chi ha finito la giornata scolastica, esce dall'istituto e trova ancora il sole tiepido che li accoglie. Tenete gli occhi chiusi e registrate la loro felicità.

Per esercitare l'olfatto.
Raggiungete un prato o un giardino con fiori e piante, va bene anche in città. Stendetevi con braccia e gambe divaricate e inspirate forte. Potrete percepire una caleidoscopica gamma di profumi tipici di questo periodo. Ripetete l'operazione più volte, espirando con la bocca.

Per esercitare la vista.
Prendete un treno, possibilmente diretto in una località della riviera. Sarà sufficiente trovare un posto vicino al finestrino, lato mare. Sedetevi e godetevi le spettacolari sensazioni dell'esplosione della stagione più bella dell'anno; poi se avete voglia, scrivete le vostre impressioni in un piccolo block notes: una spiaggia, un albero fiorito, il sole che riverbera sull'acqua....

Dopo queste tre prove anche voi potrete dire di essere entrati nella Primavera 2009 !!

Marina:selezione di testi. Pensiero di Nietzsche.
2009-03-21

…>>tutte le pretese di copiare la natura portano per forza di cose all’esigenza di rappresentare l’infinito.<< La somma di informazioni che ci vengono dal mondo visibile è di un’ampiezza incalcolabile e il mezzo di cui l’artista dispone è facilmente limitato e a struttura granulare. Anche il piu’ fatalmente meticoloso dei realisti può far rientrare nella sua tavola solo un numero limitato di segni e,per quanto possa cercare di ridurre i passaggi tra una pennellata e l’altra fino a renderli invisibili,alla fine però si troverà sempre a dover contare sulla suggestione quando arriverà a rappresentare l’infinitamente piccolo.

Marina: selezione di testi. L'arte egizia tratto da
2009-02-27

Prima di inoltrarci in tale argomento è bene fare una premessa. La percezione di ciò che vediamo è cambiata nei secoli ,basti guardare le varie raffigurazioni di swiss replica watches uomini,animali,vegetali o paesaggi dalla preistoria ad oggi . In particolare la nostra visione attuale del mondo visibile è condizionata dall’arte greca. Infatti il “pensiero” greco fu per noi occidentali un vero e proprio cataclisma e potremmo spingerci persino a definirlo”miracolo”. In questo libro di E.H .Gombrich “Arte e illusione-studio sulla psicologia della rappresentazione pittorica” si affronta in modo approfondito il problema. Ho tratto proprio da questo testo ciò che segue:
Non potrebbe darsi che il carattere concettuale,diagrammatico,delle immagini egizie,così spesso studiato,fosse legato alla funzione di queste immagini non meno che all’ipotetica mentalità degli Egizi?
(…)Si è talvolta supposto che essi fossero osservatori assai sottili degli animali e delle persone di altre razze,e che invece,per le figure umane comuni,si accontentassero delle tipologie convenzionali. Ma dal punto di vista di un’arte diagrammatica una consuetudine del genere appare meno sconcertante .Ogni volta che la differenza tra la specie risulta importante lo schema viene modificato in modo da rendere possibile la distinzione.( …) Ci devono essere stati degli osservatori acuti tra gli Egiziani,ma l’osservazione è sempre indirizzata a un fine. L’Egiziano aveva sensibilizzato i suoi occhi al diverso profilo dei Nubiani e degli Ittiti,sapeva come caratterizzare i pesci e i fiori,ma non aveva motivo di osservare ciò che egli non si chiedeva di rappresentare. Forse solo Ekhnaton pretendeva che i suoi tratti personali,caratteristici,entrassero nelle storia;ma anche questi divennero degli stereotipi applicati a tutta la famiglia reale.
Non dobbiamo mai dimenticare che guardiamo l’arte egizia con l’atteggiamento mentale che tutti abbiamo ereditato dai Greci. Finchè continueremo a pensare che le immagini in Egitto avessero sostanzialmente lo stesso significato che nel mondo postgreco,saremo obbligati a vederle come infantili e ingenue. Gli osservatori ottocenteschi sono spesso caduti in questo errore descrivendo i rilievi e le pitture delle tombe egizie come “scene della vita di ogni giorno”. Ma recentemente è stato dimostrato che questa interpretazione corrente deriva dalla nostra consuetudine con l’arte greca. Siamo abituati a guardare tutte le immagini come se fossero fotografie o illustrazioni e a interpretarle come riflesso di una realtà esistente o immaginaria. Là dove noi crediamo di vedere un’immagine del titolare della tomba in visita ai suoi contadini nella fattoria,l’Egiziano può aver visto due diagrammi distinti:quello del defunto e quello dei contadini al lavoro.E’ poco probabile che queste figure ricordino una realtà passata;incarnano invece una presenza in atto,quella del morto che “sorveglia” il lavoro nella sua fattoria.
Circa l’esatta funzione di queste immagini poste tutt’attorno alla sepoltura del potente ancora si discute. La parola “magia” in un contesto come questo spiega poco. Forse proprio il carattere peculiare dell’arte egizia,con il suo scrupolo di assicurare ogni volta una chiara leggibilità,potrà fornirci un aiuto per giungere a definire l’interazione di forma e funzione nell’arte egizia.( …) Si è affacciata la possibilità che Mereru-Ka,col suo atto solenne di raffigurare le stagioni sulle pareti della sua tomba,renda esplicito ciò che è implicito in tutti i cicli primitivi,trovati nelle tombe,che rappresentano il cerchio dell’anno attraverso i lavori agricoli. …E’ chiaro che i cicli figurati e i geroglifici ,le rappresentazioni e le iscrizioni erano,per l’occhio degli Egiziani,più facilmente intercambiabili che per noi. … La Frankfort dice a proposito delle così dette “scene di vita quotidiana” raffigurate sulle pareti delle tombe: “ Tali scene si dovrebbero “leggere”: il racconto comprende l’aratura,la semina e la mietitura;la cura del bestiame comprende il guado dei fiumi e la mungitura…; la successione delle scene è puramente concettuale,non narrativa,né narrative sono le scritte che si accompagnano alle scene di carattere drammatico. I segni,le notazioni,i nomi,i canti e le esclamazioni che illuminano l’azione…non si legano ai fatti né spiegano il loro sviluppo;sono espressioni tipiche proprie di situazioni tipiche”. … Ma se la Frankfort ha ragione ,allora tutto assume un valore anche maggiore: dove la rappresentazione del ciclo annuale mediante le immagini simboliche tipiche potrebbe cadere più opportuna che sulle pareti di una tomba che si suppone conferisca l’eternità al suo ospite? Se questi potesse così “vegliare” il volgere dell’anno che passa e di nuovo ritorna,il trascorrere del tempo,che tutto travolge,ne risulterebbe per lui annullato. L’abilità dello scultore avrebbe anticipato e perpetuato il ricorrente ciclo del tempo e il morto potrebbe pertanto vegliarlo in eterno,in quel presente senza tempo di cui parla la Frankfort.( …) Le immagini rappresenterebbero ciò che è stato e ciò che sempre sarà e lo rappresenterebbero insieme,per cui il tempo verrebbe a fermarsi nella simultaneità di un immutabile “nunc” (adesso). … Per l’Egiziano la capacità dell’arte a fissare e conservare le cose in lucide immagini sarebbe servito a dominare il fuggire della vita. Le sue immagini creano un’incantesimo per forzare l’eternitò:non certo la nostra concezione di eternità, che si protende indietro e in avanti in un’estensione infinita;quanto invece l’antica concezione del tempo ricorrente,che una tradizione più tarda incarnerà nel famoso “geroglifico” del serpente che si morde la coda. E’ chiaro che in un’arte “impressionistica” non avrebbe mai potuto essere accettabile una simile concezione. (…) Queste pittografie si connotano di un’efficacia magica per il “vegliante”,che in esse poteva vedere sia il suo passato che il suo eterno futuro sottratti al flusso del tempo.

Marina :selezione di testi-la creazione dell'uomo
2009-02-09

Pico della Mirandola,Oratio de hominis dignitate

Non ti diedi né volto ,né luogo che ti sia proprio,né alcun dono che ti sia particolare,o Adamo,affinché il tuo volto,il tuo posto e i tuoi doni tu li voglia,li conquisti e li possieda da solo.La natura racchiude altre specie in leggi da me stabilite,ma tu che non soggiaci ad alcun limite,col tuo proprio arbitrio al quale ti affidai,tu ti definisci da te stesso. Ti ho posto al centro del mondo affinché tu possa contemplare meglio ciò che esso contiene.Non ti ho fatto né celeste né terrestre,né mortale né immortale,affinché da te stesso,liberamente,in guisa di buon pittore o provetto scultore tu plasmi la tua immagine.

Marina:selezione di testi- -tratto dal libro “Arte e illusione “ di E.H. Gombrich-studio sulla psicologia della rappresentazione pittorica-pag 73
2009-02-06

Secondo Emile Zola “l’opera d’arte è un frammento di natura visto attraverso un temperamento”.
Proprio perché questa definizione ci interessa dobbiamo approfondirla ancora un po’.
Il “temperamento” o la “personalità” dell’artista,le sue preferenze selettive,possono essere una delle cause delle trasformazioni che il motivo subisce nelle mani dell’artista,ma ce ne devono essere altre:in pratica tutto quello che noi comprendiamo con la parola “stile”,tanto lo stile dell’epoca che quello dell’artista. Quando questa trasformazione è marcata diciamo che il motivo è stato molto “stilizzato” e il corollario che ne segue è che chi, per una ragione o per l’altra si interessa al motivo,deve imparare a prescindere dallo stile. Questo fa parte di quell’adattamento naturale,di quella modificazione della “messa a fuoco mentale” che tutti automaticamente operiamo quando guardiamo delle illustrazioni antiche.
… L'artista evidentemente può rendere solo ciò che gli strumenti e i materiali usati gli consentono di rendere,e in ciò la tecnica limita la sua libertà di scelta.Le forme e i rapporti definibili con la matita saranno diversi da quelli realizzabili con il pennello.Di fronte al motivo,se ha in mano la matita l’artista cercherà gli aspetti che si possono rendere con le linee,tenderà cioè a vedere il motivo in termini lineari mentre,se impugna il pennello,tenderà a vederlo in termini di masse.
…Si deve veramente credere che la fotografia rappresenta la “verità oggettiva” e invece il quadro attesta la visione soggettiva dell’artista,il modo in cui ha trasformato ciò che vedeva? Possiamo mettere a confronto “l’immagine sulla retina” con l’immagine nella mente?Speculazioni come queste facilmente portano a impelagarsi in un groviglio di illazioni indimostrabili. Si prenda “l’immagine sulla retina dell’artista”.L’enunciato suona abbastanza scientifico:in realtà non c’è mai stata un’immagine del genere da poter isolare o confrontare con la fotografia o col quadro. C’è stata soltanto un’interminabile successione di immagini allorchè il pittore scrutava il paesaggio che aveva di fronte,e queste innumerevoli immagini hanno trasmesso una complessa trama di impulsi al suo cervello attraverso i nervi ottici. Nemmeno l’artista era consapevole di ciò,e noi ne sappiamo meno ancora.
…Quel che sappiamo è che questi artisti uscivano in campagna in cerca di materiale per un’immagine e che la loro sapienza artistica li portava a organizzare gli elementi del paesaggio in opere d’arte di mirabile complessità,le quali hanno,con il referto del topografo, lo stesso rapporto che una poesia ha con un verbale di polizia.
…la verità artistica e dunque tanto diversa dalla comune verità da negare che si possa porre il problema dell’oggettività?

Marina:selezione di testi- Testo della canzone
2009-01-22

"Vincent"
di Roberto Vecchioni

Guarderò le stelle
Com’erano la notte ad Arles,
appese sopra al tuo boulevard;
io sono dentro gli occhi tuoi,
Vincent.

Sognerò i tuoi fiori,
narcisi sparpagliati al vento,
il giallo immenso e lo scontento
negli occhi che non ridono,
negli occhi tuoi ,Vincent.

Dolce amico mio,
fragile compagno mio,
al lume spento
della tua pazzia
te ne sei andato via,
piegando il collo
come il gambo di un fiore:
scommetto un girasole.

Sparpagliato grano,
pulviscolo spezzato a luce
e bocche aperte senza voce
nei vecchi dallo sguardo
che non c’è;
poi le nostre sedie
le nostre sedie così vuote
così “persone”,così abbandonate
e il tuo tabacco sparso
qua e là .

Dolce amico mio,
fragile compagno mio
che hai tentato
sotto le tue dita
di fermarla,la vita:
come una donna
amata alla follia
la vita andava via:
e più la ricorrevi
e più la dipingevi
a colpi rossi
per tenerla stretta,
gialli
come dire”aspetta!”;
fino a che i colori
non bastaron più…
e avrei voluto dirti,Vincent,
questo mondo non si meritava
un uomo bello come te!

Guarderò le stelle,
la tua,la mia metà del mondo
che sono le due scelte in fondo:
o andare via o rimanere via

Dolce amico mio,
fragile compagno mio,
io ,in questo mare,
non mi perdo mai;
ma in ogni mare sai
“tous le bateaux
vont à l’hazzard pour rien”.
Addio,da Paul Gauguin.


Massimo:Grazie a tutti!
2008-12-31

Oggi è l'ultimo giorno del 2008... Rivolgo a tutti voi - amici, parenti, lettori abituali ed occasionali - il più grande augurio di un meraviglioso 2009!

Aggiungo poi una personale considerazione sul nostro sito nato nel mese di aprile di quest'anno. Sono molto felice del prodotto che abbiamo proposto e di ciò sono soddisfatto ed orgoglioso. Oltre al personale compiacimento, ci sono anche alcuni dati oggettivi che mostrano il favore ottenuto da Voi tutti: in questi otto mesi sono stati oltre mille i contatti per un totale di oltre settemila pagine lette. Non lo avrei mai creduto possibile!
Adesso, con l'avvento del nuovo anno, cercherò - direi cercheremo - di aggiornare ed arricchire ancora di più il nostro "manifesto" poeticofotografico.

Ancora una volta Buon Anno a tutti!

Marina:selezione di testi- tratto dal libro"Mercanti d'aura" di A. dal Lago-S. Giordano
2008-11-28

Picasso visitò il Museo etnografico del Trocadéro durante l’inverno del 1906-1907. Durante quella visita capì alcune cose che riguardavano il senso della pittura :- Ho esaminato quelle maschere,tutti quegli oggetti che gli uomini avevano eseguito secondo un disegno sacro,magico,perché servissero da tramite tra sé e le forze sconosciute, ostili,da cui si sentivano circondati,cercando di esorcizzare la paura conferendole una forma e un colore. E in quel momento compresi che proprio lì stava il senso della pittura. Non è un processo estetico,è una forma di magia che si interpone fra l’universo oscuro e noi,un modo di impossessarsi del potere imponendo una forma ai nostri terrori come ai nostri desideri. Il giorno in cui compresi questo,seppi di aver trovato la mia strada.-

Marina- selezione di testi dal saggio “Il Rinascimento (1873) - Walter Pater
2008-11-02

Visione epifanica
 
Pater non usa la parola “epifania” (impiegata poi da Joyce nel senso di “apparizione”),ma ne sottintende il concetto:vi sono mementi nei quali,in una particolare situazione emotiva(un’ora del giorno,un accadimento improvviso che fissa di colpo la nostra attenzione su di un oggetto),le cose ci appaiono in una luce nuova.Non ci rimandano a una Bellezza fuori di esse,non evocano alcuna corrispondenza” :appaiono semplicemente,con un’intensità che prima ci era ignota,e si presentano piene di significato,così che comprendiamo come solo in quel momento ne abbiamo avuto l’esperienza completa- e che la vita è degna di essere vissuta solo per accumulare tali esperienza L’epifania è un’estasi senza Dio :essa non è trascendenza,ma l’anima delle cose di questo mondo, è – come è stato detto- un’estasi materialistica.
--------Naturalmente,all’idea di un’epifania come visione,questi autori associano l’idea di un’epifania come creazione:se possiamo fuggevolmente esperire l’incanto epifanico, solo l’arte ci permette di comunicarlo agli altri,solo l’arte,anzi,il più delle volte lo fa scaturire dal nulla,dando un significato alle nostre esperienze. --------

Marina:selezione di testi:Eugčne Delacroix La poesia del primitivo Variazioni sul bello,1857
2008-11-01

Noi giudichiamo tutto il resto del mondo dal nostro esiguo orizzonte: non usciamo dalle nostre piccole abitudini, e i nostri entusiasmi sono spesso insensati quanto i nostri sdegni. Giudichiamo con ugual presunzione le opere dell’arte e quelle della natura. L’uomo di Londra e Parigi è forse più lontano dall’avere un giusto senso della Bellezza dell’uomo incolto che abita contrade ove la città non arriva. Noi vediamo il bello soltanto attraverso l’immaginazione dei poeti e dei pittori; il selvaggio lo incontra ad ogni passo della sua vita errabonda.
Sono pronto ad ammettere che tale uomo avrà pochi momenti da dedicare alle impressioni poetiche,quando si sa bene che la sua costante applicazione consiste nel non lasciarsi morire di fame. Egli deve lottare incessantemente contro una natura ostile per difendere la sua misera vita.
Tuttavia la visione di spettacoli imponenti e la forza di una sorta di poesia primitiva può far nascere nei cuori il sentimento dell’ammirazione.
  

Marina-selezione di testi:(foto di G. Melis)
2008-10-31

Per Friedrich Schiller il Sublime sarà un oggetto di fronte alla rappresentazione del quale la nostra natura fisica avverte i propri limiti nello stesso modo in cui la nostra natura ragionevole sente la propria superiorità e la sua indipendenza da ogni limite.

Marina-Selezione di testi: A proposito di arte contemporanea.
2008-06-16

Dal libro : “L’arte del ventesimo secolo” Denys Riout

-Arte del reale-
L’arte del reale così definita non riproduce gli oggetti del mondo,non li integra più al proprio interno.Costruisce semplici artefatti che ci propongono di vivere l’esperienza empirica di un confronto con la loro realtà fisica,inscritta nello spazio reale i cui ci muoviamo.Essi non hanno alcun significato estrinseco né alcun impiego pratico. Sono. Ecco tutto. Insistiamo:tangibili,sono lì,realmente. Lontani eredi dell’arte concreta,procedono in qualche modo da una epochè :se infatti non discendono da alcuna
ermeneutica,da alcuna pragmatica,rivendicano comunque i loro rapporti con la fenomenologia.
---
Un’intera costellazione di opere disparate- dovute in particolare a Rauschenberg,Oldenburg,Flavin,Stella o Judd stesso-cerca una via d’uscita alla crisi del quadro,al quale il dogma modernista,allora dominante,imponeva una rigorosa forma piana. Ora ,pensa Judd,>>forse non si può fare di più con una superficie rettangolare verticale da una parte e l’assenza di spazio e profondità dall’altra>>.

L’importante non era più concepire delle cose che si potevano vedere bensì sapere come metterle in rapporto diretto con le persone.

La semplicità della forma non si traduce necessariamente in un’eguale semplicità a livello di esperienza. Le forme unitarie non riducono i rapporti. Li ordinano.(Robert Morris)

Il filosofo Richard Wollheim pubblicò su >>Arts Magazine>>,gennaio 1965,un articolo intitolato Minimal Art,nel quale faceva riferimento ai ready-made di Duchamp e ai Black Paintings di Reinhardt per individuare le origini del processo di distruzione in atto dell’arte,un’arte promotrice del quasi- nulla,dotata di una>> misura minima di contenuto artistico>>.L’aggettivo impiegato da Wollheim,per effetto di un malinteso conobbe un successo immediato e la locuzione >>minimali art>> si affermò rapidamente. Forme semplici idonee a un’esperienza estetica insieme leggibile e raffinata,il loro dimensionamento in uno spazio reale,la totale assenza di simbolismo,la trasparenza dei procedimenti usati,un’esecuzione fredda e metodica(spesso realizzata con mezzi industriali)che non deve nulla all’>>abilità manuale>>:ecco gli elementi caratterizzanti le opere minimal.



Marina - selezione di testi - Le vetrate delle cattedrali gotiche
2008-05-31

dal libro:"Storia della bellezza"a cura di Umberto Eco

...è proprio il Medioevo a elaborare la tecnica figurativa che maggiormente sfrutta la vivacità del colore semplice unito alla vivacità della luce che lo compenetra:la vetrata della cattedrale gotica.
La chiesa gotica è falciata da lame di luce che penetrano dalle finestre,ma filtrate da vetri colorati connessi attraverso piombi di riunione.
Essi esistevano già nelle chiese romaniche,ma con il gotico le pareti si alzano unendosi nella chiave di volta ogivale.
Lo spazio per le finestre e i rosoni si allarga ,e le mura, così traforate,si reggono piuttosto sulla controspinta dei contrafforti e degli archi rampanti.
La cattedrale è costruita in funzione della luce che irrompe attraverso un traforo di strutture.L'arcivescovo Surger che,per la gloria della fede e dei re di francia,concepisce la chiesa abbaziale di Saint-Denis(inizialmente in stile romanico)ci rende testimonianza di come questo spettacolo può incantare l'uomo medievale. Surger descrive la sua chiesa con accenti di grande commozione,estasiato sia per la bellezza dei tesori che essa accoglie,sia per il gioco della luce che penetra dalle vetrate.

Marina - Selezione di testi-La bellezza e il colore
2008-05-23

Tratto da libro: "Storia della Bellezza"a cura di Umberto Eco

Poichè la tradizione greca affermava che la Bellezza non è solo symmetrìa ma anche chròma,colore,Plotino si domandava come fosse possibile avere una Bellezza che noi oggi definiremmo "qualitativa","puntuale",che poteva manifestarsi in una semplice sensazione cromatica. Nelle sue Enneadi Plotino si chiede come mai giudichiamo belli i colori e la luce del sole,o lo splendore degli astri notturni,che sono semplici e non traggono la loro bellezza dalla simmetria delle parti.
-"La semplice bellezza di un colore"-     
Plotino ( III sec.)
Enneadi,1,6
La semplice bellezza di un colore è dovuta a una forma che domina l'oscurità della materia e alla presenza di una luce incorporea che è ragione e idea. Perciò fra tutti i corpi il fuoco è bello per se stesso ed occupa tra gli altri elementi il posto dell'idea,è il più elevato per la sua posizione e il più leggero di tutti i corpi,poichè è vicino all'incorporeo,è solo e non accoglie in sè gli altri elementi,mentre gli altri lo accolgono.Essi infatti possono riscaldarsi,ma esso non può raffreddarsi;per primo ha in sè i colori,e le altre cose da lui ricevono la forma del colore.
Esso risplende e brilla simile a un'idea.Ciò che non ha uguale potenza sbiadisce alla luce e non è più bello,perchè non partecipa all'idea totale del colore.
Sono le armonie impercettibili al senso quelle che fanno le armonie sensibili e per opera di quelle l'anima può intuirne la bellezza,poichè esse le rivelano l'identico nel diverso(...)Ed ora sulle bellezze sensibili,immagini ed ombre,che sfuggendo in qualche modo,discendono nella materia,l'ordinano e ci commuovono col loro aspetto,bastino queste cose.

Marina - Selezione di testi- Miniature
2008-05-23

Anonimo (XIV sc.)
De arte illuminandi,I

I colori naturalmente necessari a miniare sono otto,vale a dire il nero,il bianco ,il rosso,il giallo,l'azzurrino,il violaceo,il rosaceo e il verde. Di questi alcuni sono naturali,altri artificiali. Naturali sono l'azzurro d'oltremare e l'azzurro d'Alemagna. Il color nero è una certa terra nera o pietra naturale; anche il rosso è una certa terra rossa detta talora volgarmente macra; il verde è terra o verde azzurro,e il giallo è terra gialla,od orpimento,od oro fino o zafferano.
Artificiali sono tutti gli altri colori;cioè il nero che si fa coi carboni di vite o di altre legna,o col fumo delle candele di cera od olio,o di seppia raccolto in una bacinella o scodella invetriata.Il rosso com'è il cinabro,che si ottiene con zolfo e argento vivo,o com'è il minio altrimenti detto stoppio,che si fa col piombo;il bianco che si trae dal piombo,cioè dalla cerussa o dalle ossa incenerite degli animali(...)L'asiso per fissare l'oro sulla carta pecora si fa in molti modi. Io verrò tuttavia esponendone solo qualcuno,esperimentato eccellente.Prendi dunque di quel gesso cotto e purgato,che adoperano i pittori per fissare l'oro sulle tele,cioè del più sottile quanto ne vorrai e una quarta parte di ottimo bolo armeno:macinalo sopra una pietra di porfido con acqua limpida sino al massimo sminuzzamento;poi lasciatolo seccare sulla detta pierta,prendine la quantità che vuoi,mettendo in serbo l'altra parte;macinala con acqua di colla cervona o di cartapecora e mettivi tanto miele quanto giudichi che possa convenientemente raddolcirla;in ciò ti è necessario essere cauto affinchè non ne metta troppo o troppo poco,ma secondo la quantità di materia, di guisa che ,postane in bocca una particella,sappia appena di dolce(...)
E poichè in ciò giova meglio la pratica che la teoria ,così non mi curo di spiegare minutamente quanto conosco: "a buon intenditor poche parole"
 

Marina - Selezione di testi - Dante Alighieri
2008-05-23

Purgatorio,VII vv.70-78

Tra erto e piano era un sentiero schembo,
che ne condusse in fianco de la lacca,
là dove più c'ha mezzo muore il lembo.
Oro e argento fine,cocco e biacca,
indaco,legno lucido e sereno
fresco smeraldo in l'ora che si fiacca,
da l'erba e da li fior,  dentra quel seno
posti,ciascuna saria di color vinto,

come dal suo maggiore è vinto il meno.

Ilsognodegliaquilonipuntoit: si parte!
2008-04-22

Si parte dunque con l'esperienza a lungo desiderata...!
Nasce il sito dei cavalieri degli aquiloni, dei sognatori in macchina digitale, degli scrittori in digitale.
Richard Mille Replica Il proclama iniziale?
Faremo di tutto per appassionarci sempre di più a questo progetto, convinti che, in questo modo, potremo rendere avvincente il nostro disegno ed interessare i nostri visitatori che, speriamo, possano diventare degli affezionati frequentatori del nostro sito...